#Remind

Era il 2013, e iniziai così, i primi tentativi con il flash, un terreno che stavo scoprendo poco a poco ma che sentivo già mio.

Mi ispiravo a Bruce Gilden e Mark Cohen ma cercando di guardare all'Italia: non m'interessava l'esotico ma quello che avevo di fronte a me ogni giorno, amplificandone i significati con il flash.

Ero affascinato dal bianco e nero e dalla sua dinamicità, che senza distrazioni ti fa seguire i dettagli e le forme impresse all'interno del telaio. Le persone che cercavo erano personaggi comuni, che mi attiravano e spiccavano fra gli altri per la loro unicità. Tutt'ora rimango sempre stupito da ogni mio soggetto, resto come agganciato, penso e ripenso alle mie foto e ci trovo sempre una storia da raccontare:
La ragazza "fantasma" che passeggia nelle tenebre con il suo cane, sempre pronto a difenderla. L'elegante coppia d'altri tempi, lui personaggio molto eccentrico, passeggia con sua moglie in modo indifferente. Le mie foto mi rimandano a ricordi di romanzi letti o mai letti, perchè mai esistiti, forse esistono in una parte incoscia di me che li sto scoprendo e ogni personaggio, incontrato o che incontrerò, andrà a completare quello che è il mio mondo di immagini e ombre rubate per strada.

La fotografia mi aiuta a capirmi, sono appunti visivi del mio essere. Ho sempre avuto paura di perdermi e le mie foto aiutano prima di tutto me stesso, perchè è grazie a loro che ho trovato una coerenza e un punto fermo nella mia memoria. Il bagliore del flash è un elemento incontrastabile, che non può essere modificato o fermato in quel frangente e congela tutto quello che illumina, così come la mia memoria visiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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